von fpm 01.04.2025 18:00 Uhr

L’Aquila, stemma di Trento e provincia (5)

Sugli studi di Padre Frumenzio Ghetta ripercorriamo la storia dell’Aquila del Principato, stemma di s. Venceslao, simbolo della nostra identità.

Elaborazione grafica Flavio Pedrotti Moser

Il diploma originale col quale Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia, concedeva nel 1339 a Nicolò di Bruna (l’attuale Brno), Vescovo di Trento, lo stemma di s. Venceslao fu per un periodo irreperibile. Il ritrovamento del diploma è avvenuto del tuto casualmente e dopo lunghe e assidue ricerche d’archivio. Nella primavera del 1971, consultando i documenti del Principato vescovile di Trento, conservati nell’archivio di Stato di Trento alla ricerca di notizie intorno a Filippo Bonacolsi frate francescano vescovo di Trento dal 1289 al 1303, nell’aprire una delle buste contenenti documenti di quel periodo tanto burrascoso per la storia della nostro territorio, si è avuto la gradita sorpresa di avere fra le mani e di ammirare non senza una certa emozione il diploma originale col quale Giovanni re di Boemia pregato dal vescovo Nicolò di Bruna concedeva a lui, ai suoi successori, alla chiesa di Trento, le insegne di s. Venceslao.

Chi era il vescovo di Trento che chiese ed ottenne per sé e per i suoi successori il diritto di fregiarsi dell’emblema che era già stato di San Venceslao? Nicolò Alreim di Bruna (Brno) città principale della Moravia regione della Cecoslovacchia prima di venire eletto vescovo di Trento era decano del capitolo della cattedrale di Olomouc e cancelliere, cioè primo ministro, di Carlo margravio della Moravia. Il vescovo Nicolò svolse la sua attività in un periodo molto travagliato della storia della nostra regione. Nel Castel Tirolo era rimasta unica erede della potenza dei Mainardi una donna, Margherita soprannominata Maulatasch, che era circondata da potenti e da parenti che ambivano il possesso della contea del Tirolo. Erano le case principesche dei Lussemburgo, dei Wittelsbach di Baviera e degli Asburgo che erano in lotta tra loro per il predominio in Germania. Questo fatto per mezzo secolo aveva posto la contea del Tirolo al centro della politica dell’impero germanico, causa di intrighi e di lotte fra le tre Case le quali, secondo l’opportunità, si alleavano e si combattevano a vicenda a seconda degli interessi reciproci. Quando Nicolò di Bruna salì sulla cattedra di San Vigilio, nel Castel Tirolo, Margherita era sposata con Giovanni Enrico, il giovane figlio di Giovanni re di Boemia. Mentre i due giovani conti erano ancora minorenni, Carlo di Lussemburgo fratello maggiore del Conte Giovanni, col consenso dei nobili del Tirolo aveva assunto nel gennaio del 1336, la loro tutela.

Il 9 ottobre di quell’anno era morto il vescovo di Trento Enrico di Metz, già cancelliere dell’imperatore Enrico VII e Carlo di Lussemburgo era riuscito con il suo prestigio a far eleggere dal capitolo del Duomo di Trento come nuovo Vescovo di Principe, il suo cancelliere Nicolò nel giugno del 1338. Il nuovo Vescovo che aveva ottenuto la conferma papale il 13 luglio 1338, fu subito impegnato a mettere ordine nel territorio della diocesi e del Principato di Trento riuscendo a sedare i gravi disordini scoppiati durante la sede vacante in una guerra fratricida tra le famiglie nobili delle Valli di Non e di Sole. n poco tempo pacificò i nobili in guerra tra loro e riuscii a farsi restituire i feudi usurpati dai Castelbarco e da altri dinasti e fece rinnovare i cippi di confine.

Per quale ragione il Vescovo Nicolò di Bruna senti la necessità di avere per sé e per la diocesi uno stemma e un vessillo? E perché volle chiedere al suo amico, il re di Boemia, non uno stemma qualunque ma proprio quello di un principe di Boemia, anzi quello dello stesso suo patrono San Venceslao? (continua)

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