Briciole di Memoria 161: 1866, la battaglia di Lissa – 1° parte

Tra i molti uomini di mare che nel 1866 a Lissa, si distinsero nella battaglia, ricevendo medaglie al valore militare dall‘ Impero Asburgico, ci fu anche il Barone Enrico de Mhol -Heinrich Von Mhol, Tirolese -Trentino, nato a Nomi (Rovereto) nell’anno 1829.
Durante la battaglia navale lui, con il grado di Capitano di Vascello, era al comando della Fregata corazzata Drake della Imperial Regia Marina Serenissima. Egli manovrava, con la sua nave, alla estremità dell’ala desta della formazione di battaglia austriaca attraversando la zona più combattuta e insidiosa, dove la pirofregata corazzata Principe di Carignano cercava di sbarrargli invano il passo. La sua nave, in questo deciso e coraggioso attacco alla formazione da combattimento italiana fu colpita ben 17 volte da proiettili di grosso calibro, uno dei quali tranciò l’albero di maestra ed un altro lo colpì decapitandolo di netto, mentre era in piedi, impavido sul ponte di comando, dando precisi ordini al proprio equipaggio.
A questo punto il comando fu preso dal comandante in seconda Carl Weyprecht che seppe reagire ai gravi danni subiti durante il coraggioso attacco, riportando la nave in linea di battaglia, protetta dal fuoco delle corazzate Erzherzog Ferdinand Max, Salamander e Habsburg.
La sua salma riposa tuttora nella chiesa di Nomi. All’interno a lato dell’ingresso principale si trova una lapide quale monumento in suo ricordo.
La battaglia di Lissa fu un titanico scontro tra la Marina Italiana comandata dall’ammiraglio Persano e quella Austriaca, comandata dal contro ammiraglio Guglielmo di Tegetthoff o Wilhelm von Tegetthoff.
A quell’ epoca la Marina Austriaca aveva il nome di Imperiale Regia Marina Serenissima in onore della grandezza della flotta della Repubblica Veneta da cui discendeva. Un fatto poco conosciuto è che sulle navi da guerra, la lingua ufficiale era il veneto, tutti gli ordini erano dati in questo linguaggio ed anche gli ufficiali comandanti dovevano conoscerla e parlarla perfettamente.
Le forze in campo corrispondevano per l’Austria in 27 navi da battaglia, in parte corazzate mediante l’aggiunta di piastre di ferro sullo scafo, ed in parte semplici vascelli in legno, meno veloci di quelle della formazione avversaria. La flotta italiana era costituita da 34 navi da guerra alcune delle quali di ultima generazione, costruite interamente in ferro dotate di artiglieria di grosso calibro con cannoni ad anima rigata che avevano prestazioni ben superiori al resto della comune artiglieria usata in quell’epoca, erano navi ben più veloci di quelle della formazione austriaca. A queste si aggiungevano un certo numero di battelli che trasportavano truppe da sbarco che avrebbero dovuto occupare l’isola di Lissa dopo aver preso terra nel porto di San Giorgio, ed aver distrutto le batterie di cannoni austriaci qui poste in sua difesa. Solo guardando questi dati si capisce quanto lo scontro fosse impari.
Quando le due formazioni da battaglia vennero a contatto ne scaturì una furibonda lotta dove la marina austriaca sparò 4.556 colpi di cannone di cui 412 colpirono il bersaglio. Dalle artiglierie di terra poste a difesa del porto furono sparati 2.733 colpi, mentre la flotta italiana sparò ben 35.000 cannonate di cui ben poche andarono a segno. Un altro fatto singolare e poco conosciuto è che sulle navi austriache ogni volta che si faceva fuoco con un cannone, i marinai veneti e dalmati urlavano „Per San Marco!“ e quando notavano che il loro proiettile aveva colpito una nave italiana aggiungevano urlando „Viva San Marco!“.
Nello scontro navale l’Italia perse la nuovissima corazzata Re d’Italia affondata dal Ferdinand Max comandato dal Controammiraglio Guglielmo de Tegetthoff e la corazzata Palestro esplosa dopo l’incendio sviluppatosi a seguito dei gravi danni riportati in combattimento, mentre da parte austriaca non si lamentò alcun affondamento di proprie navi. Le perdite da parte austriaca ammontarono a tre ufficiali morti, tra cui vi è il nostro Barone Enrico de Mhol, 15 feriti, 35 marinai morti e 123 feriti, Per contro, da parte italiana, si ebbero quasi un migliaio di morti e pochi feriti.
Come fu possibile un tale sfacelo da parte italiana? Prima di tutto mancò un valido comando, in secondo si ebbero molti inceppamenti nella catena degli ordini impartiti, terzo ognuna delle tre formazioni in cui era divisa la poderosa flotta italiana non si attenne ai piani prestabiliti manovrando in autonomia ed arrecando un gran danno all’ intera formazione. In più, non dimentichiamo che, l‘Ammiraglio Persano andò a Lissa senza alcuna carta nautica poiché, cito testuali parole riportate nel libro „Ingovernabili da Torino“
“L’ammiraglio aveva chiesto una carta di Lissa al ministero e questi gli rispondeva di non averla potuta rinvenire, autorizzandolo a fare qualunque spesa per procacciarsi quella carta in Ancona. Ma l’ammiraglio non poté ottenere ciò, per lo stesso motivo per cui non vi era riuscito il ministro.”
Pertanto lo stato maggiore sabaudo si presenta senza uno straccio di carta geografica. La salvezza dell’Italia era affidata al mercatino delle pulci di Ancona da dove doveva partire la flotta.
Per ultimo ricordo che a seguito dello scontro furono insigniti di Medaglie al Valore ben 52 marinai veneti a cui vanno aggiunte quelle date agli ufficiali di marina veneti.
Il racconto delle vicende di Lissa continuerà la prossima settimana.
